Ci sono persone che ce lhanno scritta in faccia la parola vittima.
Una sera aspettavo lautobus: una fermata isolata, su unarteria a grande scorrimento.
Con me, una ragazza.
Tracagnotta, con i capelli neri, lunghi e crespi e il cerchietto di velluto.
Gli occhiali spessi e laria di quella che, in una scuola statunitense, sarebbe stata il bersaglio prediletto delle cheerleaders.
Ad un certo punto si ferma una macchina. A bordo, un tipo bisunto.
Intravedo limpermeabile alla Derrik, pochi capelli incollati al cranio e dei baffetti da cinese.
Negli occhi, uno sguardo laido, limaccioso come il fondo di uno stagno.
Ci guarda.
Qualsiasi serial killer sano di mente avrebbe cercato di caricare in auto la sottoscritta.
Laltra, perdonatemi, era un vero cesso.
Il Cesso, però, tremava come una foglia.
Così, senza ragione.
Cazzo tremi? le avrei voluto dire magari vuole solo uninformazione viabilistica (e io sono Biancaneve) e comunque farti vedere pavida come un topolino appena messo nella teca del boa constrictor, non ti aiuterà di certo.
Ma non le posso dire nulla: già ha paura, ci manca pure che le faccia il cazziatone davanti al maniaco.
Lo guardo di traverso, con il viso alzato a mostrare la mandibola volitiva.
Vediamo chi ha paura, stronzo penso.
Il Cesso continua a tremare.
Lui la guarda fisso e le dice: Vuoi un passaggio? e lei, con la voce che le si spezza in gola, sussurra no
.
Il Viscido ripete la domanda (lei aveva sussurrato. Un NO va fatto sentire!).
Lei non risponde e distoglie lo sguardo, cominciando a fissare le sue scarpe (ovviamente, improponibili).
Minnervosisco
odio quando lautobus non arriva!
Faccio un passo verso di lui, che continua a sogghignare e gli dico, lentamente, senza gridare: TI-HA-DETTO-DI-NO. Vattene..
Lui mi guarda con tutto lodio di cui è capace, ingrana la marcia e scompare sgommando.
Mi giro verso il Cesso con laria da cheerleader vittoriosa e strafottente, dicendole (con il tono è-stato-facilissimo, hai-visto?!?): Se dovesse ricapitarti, basta non mostrare la paura.
Certo, non è sempre così facile.
Stasera, in metropolitana, mi sono detta per lennesima volta che quando so che tornerò tardi, devo ricordarmi di non vestirmi in modo troppo succinto.
Uscire alle 19.00 con una minigonna, un top scollato e i tacchi potrebbe aiutarmi nella mia vita sociale, ma non mi aiuterà affatto quando tornerò a casa da sola alle 23.00 (ed evidentemente non mi aiuta nemmeno nella vita sociale, visto che torno a casa da sola ) .
Devo ricordarmi che non devo bere oltre il mio limite, perché entrare barcollando in un vagone non darà limpressione che io sia una che si può difendere.
Devo ricordarmi che, nei giorni festivi e sempre dopo le 20.30, non devo obliarmi leggendo un buon libro ed ascoltando Battiato, perché potrei non accorgermi di essere rimasta lunica nel vagone. O meglio, potrei non accorgermi che siamo rimasti in due.
Pensavo a tutte queste cose mentre io e Scarface ci affrontavamo in una battaglia di sguardi intimidatori intercorsa tra la fermata a cui scendo e la precedente.
Alla mia fermata, Scarface è rimasto sul treno. Scenderà alla prossima.
Per questa volta, ho deciso di essere buona.
Ho deciso di risparmiarlo.
Non fidatevi mai delle apparenze.
Vittime si nasce, carnefici si diventa













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